venerdì 4 aprile 2014

L'uomo che dipingeva paesaggi

L'uomo che dipingeva paesaggi




C'era una volta un uomochenel tempo libero amava dipingere. Si dilettava soprattutto nei paesaggi: quando ne aveva l'occasione prendeva un foglio, una matita e abbozzava l'ambiente che lo circondava.
Riproduceva piazze, strade, sentieri, di montagna, tavole da ristorante, camini e caminetti, letti d'hotel, grattacieli americani, biblioteche provinciali e scuole comunali.
Ogni volta che poteva si metteva a disegnare paesaggi e quando poi tornava a casa li ricopiava sulla tela e li dipingeva.
Un giorno capitò che l'uomo si svegliò, guardò fuori dalla finestra della camera e gli venne l'istinto di disegnare il suo cortile. Tuttavia su accorse di averlo già disegnato. 
Allora cambiò finestra, andò in soggiorno e volle disegnare quello che vedeva da quella finestra. 
Ma anche quel paesaggio già l'aveva riprodotto.
In breve l'uomo si accorse di aver disegnato tutti i paesaggi del mondo, in tutte le salse: di mattina, di pomeriggio, di sera, di notte, d'inverno, d'estate, con la neve, con la pioggia e con il sole, con la mano destra e con la mano sinistra.
Si accorse alora che non poteva più dipingere paesaggi. 
Allora cominciò a inventarli: dipingeva i grattacieli americani nel parco fuori casa, i sampietrini al posto della sabbia del mare, le montagne invece dei sentieri dei boschi.
Iniziò a comporre oggetti per metà alberi e per metà finestre, palazzi che erano la fusione di campanili e capannoni.
La sua fantasia non aveva proprio limite, ma un giorno esaurì anche quella.
Allora si mise a dipingere quadri astratti: riprendeva i paesaggi e li trasformava in macchie di colore.
Ben presto, però, finì di dipingere anche i soggetti astratti.
L'uomo che dipingeva paesaggi non poteva più dipingere paesaggi, perciò smise.
E iniziò a fotografarli.

venerdì 28 marzo 2014

Caramelle

C’era una volta un pittore che dipinse un ritratto. Dopo averlo terminato, si alzò, uscì dallo studio, che lasciò aperto, e andò a prendersi una boccata d’aria.
Mentre era fuori, nel suo studio arrivarono delle persone che rimasero attratte dall’opera.
Una signora anziana esclamò:
“ma guarda! È proprio il mio cugino motociclista, quello morto trent’anni fa in un incidente! Ha i suoi baffi e i suoi occhi!”
Una signora in carriera ribadì:
“ma questo è Anselmo, il mio primo moroso! Ha il suo stesso naso e anche il mento è assolutamente simile al suo!”
Arrivò un signore che si espresse così:
“ecco dov’era finito mio fratello Antonio! E’ tutto il pomeriggio che lo cercavo, non rispondeva al cellulare, e io mi chiedevo dove sei Antonio, dove sei finito? Sono ore che ti chiamo e non mi rispondi! Ecco dov’era, a farsi ritrarre da un pittore! Adesso capisco!”
Un ragazzo si avvicinò al dipinto e disse:
“Ma io questo l’ho già conosciuto… cavolo sì, è proprio lui! E’ il mio insegnante di chimica del liceo! Ha la stessa espressione ebete e gli occhi sono identici!”
Un bancario scrutando il ritratto rispose:
“Assolutamente no! Questo non è nessuno delle persone che state citando. Piuttosto, cosa ci faceva Luciano nello studio di un artista? Eppure lo sapeva che oggi avevamo una riunione importante che non potevamo assolutamente perdere! Appena torna in ufficio gliene dico quattro”.
Ogni persona che si avvicinava al dipinto riteneva che si trattasse proprio del ritratto di una persona a loro nota, che aveva fatto da modello a loro insaputa.
Gli spettatori rimasero a discutere ore e ore sulla somiglianza o meno di qualcuno a loro conosciuto.
Passarono i giorni, perché la gente aumentava e i visitatori erano attratti da quello strano dipinto.
Passarono le settimane, perché l’opera aveva incuriosito gli abitanti della città.
Passarono i mesi e la gente continuò a venire, perché l’artista non era più tornato nel suo studio.
Lo trovarono morto investito mentre era uscito a prendere una boccata d’aria, mesi prima.